
Cara Donne e Cavalli,
eccomi qui: avevo otto anni ed ero sull’altopiano di Asiago quando, per la prima volta, ho scoperto cosa significasse sentirmi bene, nella natura, a cavallo. Ero su un pony bianco, tra i sentieri del bosco e, senza saperlo, stavo già costruendo un prezioso rifugio dentro di me che, nel tempo, è diventato un mondo di sensazioni a cui tornare ogni volta che serve ritrovare equilibrio nella vita.
Quel giorno non è mai finito davvero. È rimasto con me mentre crescevo e diventavo donna, mentre imparavo a essere all’altezza delle aspettative: essere presente, affidabile, capace, forte.
Ho attraversato tante fasi di crescita, anche a cavallo: la monta inglese, con la disciplina e l’eleganza; l’americana, con il suo spirito libero; la monta argentina, concreta e autentica; il galoppo, dove tutto accelera e, per un attimo, sembra che il mondo resti indietro; i viaggi di lavoro, nei quali riuscivo a ritagliarmi un’esperienza a cavallo, nel deserto o lungo l’Atlantico.
Eppure, nonostante tutto questo, non sono mai riuscita a mettere davvero i cavalli al primo posto nella mia vita. Non perché non lo volessi, ma perché la vita mi chiedeva altro: il lavoro, la famiglia, le responsabilità. Tutte cose che ho scelto, ma che spesso hanno occupato lo spazio di ciò che mi faceva vivere nella “natura equestre”.
Così ho imparato a rimandare, a mettere da parte, a dire: “Non adesso”. Dentro di me, però, quel filo non si è mai spezzato. Nei momenti di stress torno con la mente a quel senso di libertà e mi dico che, a cavallo, immersa nella natura, la vita è sempre più vera. Più mia.
Così ho scelto di fermarmi, non per fuggire, ma per ritrovarmi.
La Toscana è stata una scelta quasi istintiva e Donne & Cavalli mi è sembrato subito uno spazio sicuro, autentico e senza giudizio. Sono arrivata il venerdì con la testa carica di pensieri, dopo una mattinata trascorsa a guidare mentre ero in conference call con svariati Paesi. Dopo poche ore, qualcosa si è sciolto e mi sono affidata: all’organizzazione di Ines, alla Forra, al ritmo naturale delle giornate.
E poi è arrivato Lupin: un cavallo bianco, proprio come quello da cui tutto era iniziato. Salire in sella è stato come chiudere un cerchio. O forse aprirne uno nuovo. Il suo passo era sicuro, deciso, presente. Nel lavoro con il bestiame era forte, determinato e consapevole, ma quello che mi ha colpita davvero è stata la fiducia che ho sentito nei suoi confronti. Una fiducia nata senza sforzo.
La domenica è arrivata con la leggerezza delle cose belle: il pranzo condiviso attorno a un tavolo quadrato, fatto di sapori buoni, chiacchiere e sane risate; i colori della natura e del Chianti. Tutto parlava di connessione, di presenza e di verità.
Conservo questi momenti con gratitudine, sapendo che non sono stati solo una pausa, ma un promemoria. Sono ripartita verso casa ed ero diversa, non perché la mia vita fosse cambiata fuori, ma perché qualcosa si era riallineato. Ho capito che posso prendermi spazio, anche piccolo, per ciò che nutre la mia anima.
E quel filo, iniziato su un pony bianco tanti anni fa, non mi ha mai lasciata. Aspetta solo il mio coraggio di seguirlo, magari insieme a un gruppo di donne con una meravigliosa passione in comune.
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