
Nel novembre del 1976, il National Geographic decise di affidare a Robert Redford un compito tanto inusuale quanto affascinante: percorrere l’Outlaw Trail, la rotta percorsa un tempo dai grandi fuorilegge del West, e raccontarla ai lettori della rivista più prestigiosa del mondo.
Redford, all’epoca già icona di Hollywood grazie a film come Butch Cassidy and the Sundance Kid, non era un semplice inviato. Era un uomo cresciuto tra le montagne dello Utah, profondamente legato ai cavalli e ai paesaggi sterminati del West.
In sella, insieme al rancher Arthur Ekker, ripercorse territori che furono rifugio di banditi e pistoleri: dal Wyoming al Colorado, dall’Arizona al Nuovo Messico, fino al Messico.
Il cosiddetto Outlaw Trail non era una strada tracciata sulle mappe, ma un insieme di piste, canyon e valli remote che collegavano luoghi sicuri per i fuorilegge: Hole-in-the-Wall nel Wyoming, Robbers Roost nello Utah, il deserto dell’Arizona, le montagne del Nuovo Messico.
Era una geografia di isolamento e resistenza, ideale per nascondersi dalla legge. Qui trovarono rifugio figure leggendarie come Butch Cassidy, la Wild Bunch, i fratelli Dalton. Ma più che un itinerario criminale, l’Outlaw Trail era un simbolo di libertà estrema, di ribellione contro il potere costituito, di uomini che sfidarono la civiltà spingendosi oltre i margini del mondo conosciuto.
Il viaggio di Redford questa volta non fu un set cinematografico, ma un’esperienza reale e immersiva. Cavalcando con i Butteri americani di allora – rancher e cowboy che ancora vivevano la quotidianità del bestiame – l’attore poté osservare con i propri occhi la continuità tra il mito e il presente.
Ne scrisse con lucidità: i paesaggi erano ancora lì, intatti, capaci di restituire le stesse emozioni che un secolo prima avevano accompagnato i fuorilegge. Canyon rossi, valli silenziose, grotte usate come rifugi, piste tracciate da mandrie e cavalli. Luoghi dove la natura domina e l’uomo non può che adattarsi.
Quell’articolo del National Geographic non era solo un reportage, ma una riflessione sul valore del viaggio a cavallo. Redford comprese che ripercorrere quei sentieri non significava inseguire la nostalgia di un West perduto, ma scoprire un modo diverso di guardare il mondo.
Ecco la lezione ancora attuale per noi, quasi cinquant’anni dopo: il turismo equestre è la chiave per leggere un territorio nella sua autenticità.
Oggi l’Outlaw Trail è diventato itinerario di riferimento per il turismo avventuroso negli Stati Uniti, con trekking a cavallo, percorsi escursionistici e rievocazioni storiche. Ma ciò che colpisce è come quel viaggio del 1976 resti un esempio perfetto di storytelling equestre: usare il cavallo come filo conduttore per narrare un territorio, le sue memorie, il suo spirito.
È lo stesso principio che anima i nostri progetti di turismo equestre in Italia: dai Murgese della Puglia alle ippovie del Lazio, fino ai sentieri alpini del Trentino. Ogni cavallo, ogni passo, ogni orizzonte aperto diventa un racconto.
Redford scrisse che lungo l’Outlaw Trail “il tempo sembra essersi fermato”. Forse è proprio questo che cerchiamo ogni volta che montiamo in sella: un luogo e un momento in cui il rumore del mondo si attenua e resta solo il suono degli zoccoli, il respiro del cavallo, il nostro passo interiore che torna in equilibrio.
Il mito del West non è un ricordo del passato. È un invito a cavalcare nel presente con occhi più liberi.
Se anche tu sogni di vivere il territorio in modo autentico, lasciandoti guidare dai cavalli, chiedici consigli sulle vacanze a cavallo in Italia.
Un viaggio che non è solo spostarsi da un luogo all’altro, ma un modo diverso di sentire, respirare e ritrovare te stess*.
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Laureata in Filologia Moderna presso l’Università di Pavia, ho l’occasione di lavorare nello showroom milanese di “Re” Giorgio Armani e di respirare quella moda che fa davvero sognare ogni donna. In seguito mi trasferisco a Berlino, dove lavoro in un’agenzia di comunicazione, e infine in Puglia per insegnare lettere e per inseguire una grande passione: l’equitazione.
Esperta di Marketing e Comunicazione, conseguo la Laurea in Giurisprudenza e l’abilitazione alla professione forense che abbandono per diventare consulente di marketing territoriale per diverse aziende ed Enti locali. Mi appassiono all’equitazione dopo essere stata folgorata da una sfilata di moda ispirata allo stile equestre e da allora il mio obiettivo è montare a cavallo ogni giorno.