
Succede quando il tempo si allunga oltre il previsto tra un allenamento, qualche carota al tuo cavallo e due chiacchiere in clubhouse. Quando dalla scuderia si passa al van, dal campo prova a un caffè preso al volo, da una lezione a un pranzo veloce prima di tornare a montare. Succede quando la giornata non ha più confini netti e l’abbigliamento tecnico deve smettere di essere una divisa per diventare una seconda pelle.
È da questa osservazione, molto concreta e molto contemporanea, che nasce la Spring Summer 2026 di Equestro: una collezione costruita come una giornata a cavallo lungo la costa pugliese, dove la luce modifica i colori, il paesaggio entra nel guardaroba e il mondo equestre si lascia raccontare con un registro più libero, senza perdere il contatto con la sua funzione primaria: stare bene in sella.
La Puglia scelta per lo shooting non è una cartolina messa sullo sfondo per dare carattere alle immagini: è una presenza viva.
È il vento, è il passaggio dalla luce chiara del mattino al blu pieno delle ore centrali, fino al colore più caldo del tramonto. La Puglia è un territorio che non ha bisogno di essere spiegato troppo, perché ha già un suo lessico: essenziale, luminoso, netto.
Per anni la moda equestre ha seguito una grammatica molto precisa: colori sobri, capi pensati per una funzione specifica, poca concessione a tutto ciò che accade prima e dopo il cavallo.
Oggi, invece, il confine è cambiato ed Equestro ha contribuito a segnarlo con la nuova collezione.
Le amazzoni e i cavalieri non vivono più l’equitazione come una parentesi separata dal resto della giornata. Portano con sé la scuderia negli spostamenti, nel lavoro, nei weekend, nelle trasferte. Hanno bisogno di capi che resistano al movimento, al caldo, all’attesa, ma che abbiano anche una presenza visiva, una personalità.
Montare a cavallo è ufficialmente uno stile di vita, anche se non sei un atleta.
Equestro, infatti, intercetta questa trasformazione con una collezione che parla di performance senza adottare il linguaggio rigido della prestazione.
La SS26 si muove attraverso tre momenti cromatici.
Sunrise apre la giornata con bianco latte, tortora, giallo tenue e sabbia chiara. È una palette che restituisce il senso delle prime ore, quando la scuderia è ancora silenziosa e il cavallo ha addosso quella calma vigile che precede il lavoro.
Poi arriva Deep Blue, forse il capitolo più vicino al cuore tecnico della collezione. Blu navy, bianco ottico e azzurro denim costruiscono un guardaroba più deciso, fatto per l’allenamento e per il movimento, ma con un taglio che non resta confinato al campo.
Infine Sunset, dove il corallo, il rosa aranciato, il grigio e il nero riportano dentro la collezione una componente più sportiva, più energica, quasi urbana.
Non sono tre mondi separati: sono tre momenti della stessa giornata nonché probabilmente la parte più interessante del progetto. Equestro non immagina un cavaliere che cambia identità a seconda di dove si trova, ma una persona che porta il proprio modo di vivere il cavallo ovunque vada.
La linea foldable nasce da una necessità molto semplice: poter avere con sé capi pratici, leggeri, ripiegabili nella loro sacchetta, pensati per chi si muove molto e non ha mai davvero una giornata lineare.
Anche la capsule in tessuto tecnico effetto denim racconta bene questa direzione: il denim appartiene da sempre a un’idea di libertà, di strada, di corpo in movimento. Portarlo nel mondo equestre significa sottrarlo alla nostalgia e trasformarlo in qualcosa di funzionale, contemporaneo, quasi quotidiano.
La stessa logica attraversa la nuova linea di occhiali da sole Equestro, con lenti polarizzate e modelli sportivi pensati per accompagnare tanto la vita in sella quanto il tempo libero. Non è un accessorio aggiunto per completare una collezione. È il segnale di un brand che sta costruendo un universo più ampio attorno al proprio pubblico.
Tessuti stretch, idrorepellenti, antipiega, Iinserti in micro-mesh, polo con dettagli più morbidi e raffinati: la tecnica rimane, naturalmente, ma non viene esibita come una prova di forza. Lavora sottotraccia, nel comfort, nella vestibilità, nella possibilità di passare da un luogo all’altro senza sentirsi mai fuori contesto.
Le immagini della campagna sono state realizzate lungo la costa pugliese, in location reali, con un cast che unisce modelle, amazzoni, professioniste e amatoriali.
È una scelta che porta con sé un messaggio preciso.
L’equitazione contemporanea non appartiene soltanto alle grandi arene, alle classifiche o ai nomi già riconosciuti. Vive anche nelle ragazze che montano dopo il lavoro, nelle donne che fanno chilometri per raggiungere la propria scuderia, nelle amazzoni che non hanno bisogno di una gara per sentirsi profondamente legate al proprio cavallo.
Dentro lo shooting, il binomio resta centrale: il cavallo non viene trasformato in un oggetto scenico e nemmeno la moda prende il sopravvento sulla relazione. Le immagini cercano piuttosto una convivenza: il gesto sportivo, la presenza dell’animale, il paesaggio, il corpo di chi monta.
La Puglia offre un contesto perfetto per questo racconto perché possiede una luce che non addolcisce ma definisce e restituisce i colori per quello che sono, mettendo in evidenza le superfici e lasciando spazio all’aria e al movimento.
In questo senso, il territorio non è soltanto una scelta estetica ma diventa parte del linguaggio della collezione.
Equestro parla a un pubblico in larga parte femminile e lo fa senza ridurre l’amazzone a un’immagine patinata o fragile.
La donna che emerge dalla SS26 è una figura concreta: si allena, viaggia, conosce il sacrificio e la disciplina, cerca capi che funzionino davvero, ma vuole anche riconoscersi in ciò che indossa.
È un passaggio importante, perché la moda equestre ha spesso oscillato tra due estremi: l’uniforme tecnica priva di carattere e la femminilità decorativa, poco compatibile con la vita reale di scuderia.
Qui il tentativo è diverso: tenere insieme il corpo sportivo e il gusto personale; il bisogno di comodità e la voglia di sentirsi curate; il lavoro quotidiano e quell’immaginario più ampio che molte amazzoni costruiscono attorno ai cavalli.
La SS26 arriva in un momento particolarmente significativo per il brand.
Equestro nasce nel 2012 all’interno del gruppo AmaHorse e negli ultimi anni ha progressivamente rafforzato la propria identità, soprattutto a partire dal 2020, quando il dialogo tra professionisti dell’equitazione e figure provenienti dal mondo della moda ha iniziato a definire un linguaggio più riconoscibile.
Dal 2025 il brand è partner tecnico ufficiale di FISE per l’abbigliamento delle Nazionali italiane, un incarico che accompagnerà il Team Italia fino ai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028.
È un traguardo che sposta Equestro dentro una dimensione internazionale, ma senza cancellare la sua origine. Anzi, la collezione SS26 sembra ricordare proprio questo: per parlare al mondo bisogna prima avere un luogo da cui partire.
Per Equestro quel luogo, oggi, ha il colore della costa pugliese, ha il ritmo di una giornata a cavallo, ha il passo di chi sa che la tecnica serve, ma da sola non basta.
Perché l’equitazione è uno stile di vita.
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Laureata in Filologia Moderna presso l’Università di Pavia, ho l’occasione di lavorare nello showroom milanese di “Re” Giorgio Armani e di respirare quella moda che fa davvero sognare ogni donna. In seguito mi trasferisco a Berlino, dove lavoro in un’agenzia di comunicazione, e infine in Puglia per insegnare lettere e per inseguire una grande passione: l’equitazione.
Esperta di Marketing e Comunicazione, conseguo la Laurea in Giurisprudenza e l’abilitazione alla professione forense che abbandono per diventare consulente di marketing territoriale per diverse aziende ed Enti locali. Mi appassiono all’equitazione dopo essere stata folgorata da una sfilata di moda ispirata allo stile equestre e da allora il mio obiettivo è montare a cavallo ogni giorno.