
C’è un momento, ogni autunno, in cui il mondo dei cavalli sembra darsi appuntamento nello stesso luogo.
Le scuderie si svuotano per qualche giorno, le agende si riempiono di incontri, i telefoni cominciano a squillare per organizzare appuntamenti che probabilmente rimandiamo da mesi. Qualcuno prepara il viaggio con settimane di anticipo, qualcun altro decide di partire all’ultimo momento, ma tutti sappiamo che a Verona ritroveremo almeno un volto familiare.
È Fieracavalli.
Un appuntamento che, arrivato alla sua 128ª edizione, continua a rappresentare molto più di una manifestazione dedicata all’equitazione.
Tra i padiglioni si incontrano allevatori, cavalieri professionisti, amazzoni, artigiani, imprenditori, appassionati e persone che hanno fatto del cavallo una parte importante della propria vita. Si parla di sport, di allevamento, di benessere animale, di nuove attrezzature e di progetti. Si osservano cavalli straordinari, si scoprono discipline che magari non abbiamo mai praticato e si incontrano persone che interpretano il nostro stesso amore attraverso tradizioni completamente diverse.
A me piace soprattutto questo.
La possibilità di attraversare mondi che, durante il resto dell’anno, raramente hanno occasione di incontrarsi.
Perché chi pratica dressage e chi monta western, chi lavora con il bestiame e chi si dedica all’equitazione di campagna possono avere linguaggi, abitudini e persino idee molto differenti. Eppure, quando si ritrovano a parlare di cavalli, scoprono spesso di condividere una sensibilità difficile da spiegare a chi non la conosce.
Ed è proprio questa pluralità a rendere Fieracavalli un appuntamento così interessante anche dal punto di vista culturale.
Se osserviamo con attenzione le persone che attraversano i padiglioni di Fieracavalli, possiamo riconoscere una parte di questa diversità anche attraverso il loro abbigliamento.
Un cappello western, una giacca in tweed, una cintura lavorata, un paio di stivali consumati dal tempo.
Sono dettagli che raccontano appartenenze, influenze culturali, abitudini e talvolta intere storie familiari.
L’abbigliamento equestre, del resto, ha sempre avuto una relazione particolare con la moda.
Molti capi che oggi consideriamo espressione di uno stile sofisticato nascono da esigenze profondamente pratiche.
Le giacche strutturate della tradizione britannica, gli stivali in cuoio, i foulard, i pantaloni da equitazione e gli accessori western hanno attraversato epoche e territori, entrando progressivamente nel guardaroba contemporaneo.
Ma ciò che trovo particolarmente affascinante è il modo in cui questi elementi continuano a conservare qualcosa della propria origine.
Una giacca può diventare un capo di alta moda, uno stivale può trasformarsi in un oggetto del desiderio, una cintura può essere reinterpretata da una maison internazionale.
Eppure, dietro quelle forme, rimane spesso riconoscibile il mondo da cui provengono.
La moda equestre possiede questa qualità: sa reinventarsi senza recidere completamente il legame con la propria storia.
È da questa riflessione che nasce la nuova Style Guide Fieracavalli 2026, realizzata da Donne & Cavalli con la curatela di Danielle Jennings.
Dopo Style by the Sea, la guida che abbiamo dedicato a Riding by the Sea, abbiamo scelto di proseguire il nostro percorso di esplorazione dell’estetica equestre attraverso un appuntamento capace di riunire tradizioni e sensibilità differenti.
Danielle ha immaginato quattro look per vivere Fieracavalli, interpretando altrettante personalità stilistiche.
Non si tratta di un elenco di tendenze da seguire, né di un invito a rinnovare necessariamente il guardaroba ma è piuttosto un esercizio di stile, un modo per osservare come la passione per i cavalli possa tradursi in scelte estetiche diverse, mantenendo un’identità riconoscibile.
Il punto di partenza è naturalmente pratico: Fieracavalli richiede abiti confortevoli, caldi e adatti a lunghe giornate trascorse tra padiglioni, aree esterne, incontri e spettacoli.
Ma la praticità, come dimostrano le proposte di Danielle, può convivere con un’eleganza personale e ricercata.
Il primo look nasce dall’incontro tra la cultura western e una raffinatezza contemporanea.
Una blusa in seta jacquard con motivo Horsebit, jeans leggermente svasati, cuoio color cioccolato e un cappello Stetson costruiscono una silhouette che conserva il carattere della tradizione western, interpretandolo attraverso materiali preziosi e accostamenti sofisticati.
È un’estetica che racconta libertà, personalità e un rapporto con il cavallo profondamente legato alla storia del lavoro e della vita all’aperto.
Il secondo look ci porta idealmente nelle campagne inglesi.
Un blazer in principe di Galles, una camicia oxford, il denim e un foulard di seta restituiscono quell’eleganza apparentemente spontanea che ha reso lo stile equestre britannico un riferimento per generazioni.
È il linguaggio del tailoring, delle sovrapposizioni, dei capi che attraversano le stagioni senza perdere il proprio fascino.
Una proposta particolarmente adatta a chi ama un guardaroba costruito nel tempo, in cui la qualità e la versatilità contano più della novità.
Una base bianca, una giacca trapuntata con immagini di cavalli, stivali ispirati alla tradizione spagnola e accessori vintage danno vita a un insieme romantico ed eclettico.
Tra i dettagli compare anche un antico orologio da taschino, cimelio di famiglia, accanto a una cintura acquistata a Siviglia.
È proprio questa presenza di oggetti personali a rendere interessante il look.
Perché lo stile diventa davvero riconoscibile quando smette di essere soltanto una composizione di capi e comincia a custodire esperienze, viaggi e memorie.
L’ultima proposta ha un carattere decisamente più grintoso.
Jeans neri, chaps in pelle, camicia in flanella, bandana e un giubbotto Barbour vintage costruiscono un’estetica che attraversa la cultura cowboy e incontra suggestioni urbane.
Molti dei capi selezionati da Danielle appartengono al suo guardaroba da anni e l’hanno accompagnata anche durante le giornate a cavallo.
Un dettaglio che mi piace particolarmente, perché restituisce allo stile una dimensione vissuta.
Non tutto ciò che indossiamo deve essere nuovo. Alcuni oggetti diventano più belli proprio perché continuano ad accompagnarci nel tempo.
Osservando insieme le quattro proposte di Danielle, emerge un aspetto che considero particolarmente significativo.
Non esiste un solo modo di interpretare lo stile equestre, esattamente come non esiste un’unica maniera di vivere la relazione con i cavalli.
Le tradizioni britanniche, il mondo western, l’estetica andalusa e le contaminazioni contemporanee sono espressioni di culture differenti, ciascuna con la propria storia e i propri codici.
Fieracavalli offre l’occasione di incontrarle tutte.
Ed è anche per questo che abbiamo voluto dedicare una guida di stile alla manifestazione: per raccontare un’altra dimensione della cultura equestre, quella che spesso osserviamo senza soffermarci abbastanza sul suo significato.
La moda, quando nasce da una tradizione autentica, non riguarda soltanto l’apparenza. Può diventare una forma di memoria, di appartenenza e persino di espressione personale.
Per Donne & Cavalli, Fieracavalli rappresenta soprattutto un’occasione di incontro.
Ci interessa conoscere le persone che contribuiscono a dare forma al mondo equestre, ascoltarne le storie, comprendere le scelte che le hanno portate a dedicare la propria vita ai cavalli.
Ci interessano le tradizioni che resistono, le nuove sensibilità che emergono, i professionisti che lavorano per migliorare la relazione tra uomo e cavallo, gli artigiani che custodiscono competenze preziose e i brand che interpretano questo universo attraverso prodotti, ricerca e creatività.
La nostra guida di stile si inserisce proprio in questa visione editoriale.
Raccontare i cavalli significa anche raccontare tutto ciò che si sviluppa intorno a loro: cultura, territori, arte, moda, relazioni e modi di vivere.
E Fieracavalli è uno dei luoghi in cui tutte queste dimensioni possono incontrarsi.
Quattro look, quattro identità e una selezione di capi e accessori scelti da Danielle Jennings, accompagnati da suggerimenti per reinterpretarli secondo il proprio gusto e il proprio budget.
La nostra guida è un invito a vivere Fieracavalli con curiosità, lasciandosi ispirare dalle diverse culture equestri senza rinunciare alla propria personalità.
Perché possiamo amare discipline diverse, indossare abiti completamente differenti e avere idee personali su cosa significhi essere eleganti.
Ma quando ci incontriamo davanti a un cavallo, sappiamo di condividere qualcosa che va ben oltre lo stile.
Scopri la Style Guide Fieracavalli 2026, a cura di Danielle Jennings per Donne & Cavalli.
Ci vediamo a Verona.
Ines Pesce
Fondatrice di Donne & Cavalli
Laureata in Filologia Moderna presso l’Università di Pavia, ho l’occasione di lavorare nello showroom milanese di “Re” Giorgio Armani e di respirare quella moda che fa davvero sognare ogni donna. In seguito mi trasferisco a Berlino, dove lavoro in un’agenzia di comunicazione, e infine in Puglia per insegnare lettere e per inseguire una grande passione: l’equitazione.
Esperta di Marketing e Comunicazione, conseguo la Laurea in Giurisprudenza e l’abilitazione alla professione forense che abbandono per diventare consulente di marketing territoriale per diverse aziende ed Enti locali. Mi appassiono all’equitazione dopo essere stata folgorata da una sfilata di moda ispirata allo stile equestre e da allora il mio obiettivo è montare a cavallo ogni giorno.